Vado allo sportello delle Poste per ritirare una raccomandata, le solite spese condominiali, e davanti a me c'è solo una signora. Il suo avviso è verde, significa che deve ritirare un atto giudiziario, molto probabilmente una multa.
Nella mia città lo sportello inesitate cambia posizione ogni 2 o 3 giorni: prima si trova a destra al vecchio telegrafo, poi alla stazione dei treni, poi a sinistra al nuovo casellario, e la gente che gira lì attorno con le cartoline gialle e verdi in mano, passa ore ed ore a cercare l'ufficio giusto.
L'impiegata, una donna alta, grassa, occhialuta, ma soprattutto lenta come un bradipo, prende in mano il malloppone di atti giudiziari per cercare quello della signora.
Passano 10 minuti e con estrema lentezza scorre uno ad uno tali atti giudiziari, poi li riscorre, li riscorre più e più volte leggendo, sempre con estrema lentezza, il nome del destinatario; i suoi occhiali, con estrema lentezza, scivolano giù dal naso paffuto e peloso a tal punto che ella, con estrema lentezza, cerca di risistemarseli alla cima del naso.
Continua la sua ricerca avanti e indietro, avanti e indietro e i minuti passati ormai sono 15: di atti giudiziari ce ne saranno circa 30. La signora chiede se lo ha trovato e l'impiegata risponde:
- Sì, è questo qua, ma sto guardando se gli altri sono in ordine.
-
Nel frattempo s'è fatta gente e l'impiegata alza l'occhio destro verso il pubblico e, con estrema lentezza, si eleva dalla morbida sedia su cui poggia la chiappa sinistra (perchè quella destra non ci sta) e si dirige verso il retro del bancone; si sente:
- Puoi venire allo sportello che s'è fatta un po' di gente?
A tale domanda si ode una vocina anziana dall'aldilà che, con estrema calma, dice:
- Sto incasellando la posta del tribunale....
L'impiegatona torna e, con estrema lentezza, stampa il foglio da far firmare alla cliente, glielo porge, attende la firma e, con estrema lentezza saluta l'ormai spazientita donna, sciolta dal caldo torrido di luglio, che, con estrema velocità, se ne esce dal locale.
Tocca a me.
Ho tanta pazienza, mi appoggio al minuscolo e bassissimo bancone, di quelli che ti fanno venire l'ernia se non ce l'hai e che te la fanno passare se ce l'hai perchè anche lei pensa che i banconi sono troppo bassi per uscire dalle vertebre, e attendo.
L'impiegatona mi fa la radiografia con l'occhio sinistro che sovrasta gli occhiali da presbite ormai scesi al livello narici, cerca la mia raccomandata, stampa il foglio di firma, me lo porge e mi consegna la raccomandata, il tutto ovviamente con ... ma con estrema lentezza!
Esco dall'ufficio che ormai s'è fatto notte.
Forse sono io che sono troppo veloce, forse il mio sistema di riferimento ha delle unità di misura diverse da quello dell'impiegatona, forse i miei occhi vedono tutto rallentato, forse sbagliamo noi uomini e donne moderne a vivere nella velocità, tanto, chi ci corre dietro? (Io no, ho l'ernia, me lo hanno sconsigliato).
Nella mia città lo sportello inesitate cambia posizione ogni 2 o 3 giorni: prima si trova a destra al vecchio telegrafo, poi alla stazione dei treni, poi a sinistra al nuovo casellario, e la gente che gira lì attorno con le cartoline gialle e verdi in mano, passa ore ed ore a cercare l'ufficio giusto.
L'impiegata, una donna alta, grassa, occhialuta, ma soprattutto lenta come un bradipo, prende in mano il malloppone di atti giudiziari per cercare quello della signora.
Passano 10 minuti e con estrema lentezza scorre uno ad uno tali atti giudiziari, poi li riscorre, li riscorre più e più volte leggendo, sempre con estrema lentezza, il nome del destinatario; i suoi occhiali, con estrema lentezza, scivolano giù dal naso paffuto e peloso a tal punto che ella, con estrema lentezza, cerca di risistemarseli alla cima del naso.
Continua la sua ricerca avanti e indietro, avanti e indietro e i minuti passati ormai sono 15: di atti giudiziari ce ne saranno circa 30. La signora chiede se lo ha trovato e l'impiegata risponde:
- Sì, è questo qua, ma sto guardando se gli altri sono in ordine.
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Nel frattempo s'è fatta gente e l'impiegata alza l'occhio destro verso il pubblico e, con estrema lentezza, si eleva dalla morbida sedia su cui poggia la chiappa sinistra (perchè quella destra non ci sta) e si dirige verso il retro del bancone; si sente:
- Puoi venire allo sportello che s'è fatta un po' di gente?
A tale domanda si ode una vocina anziana dall'aldilà che, con estrema calma, dice:
- Sto incasellando la posta del tribunale....
L'impiegatona torna e, con estrema lentezza, stampa il foglio da far firmare alla cliente, glielo porge, attende la firma e, con estrema lentezza saluta l'ormai spazientita donna, sciolta dal caldo torrido di luglio, che, con estrema velocità, se ne esce dal locale.
Tocca a me.
Ho tanta pazienza, mi appoggio al minuscolo e bassissimo bancone, di quelli che ti fanno venire l'ernia se non ce l'hai e che te la fanno passare se ce l'hai perchè anche lei pensa che i banconi sono troppo bassi per uscire dalle vertebre, e attendo.
L'impiegatona mi fa la radiografia con l'occhio sinistro che sovrasta gli occhiali da presbite ormai scesi al livello narici, cerca la mia raccomandata, stampa il foglio di firma, me lo porge e mi consegna la raccomandata, il tutto ovviamente con ... ma con estrema lentezza!
Esco dall'ufficio che ormai s'è fatto notte.
Forse sono io che sono troppo veloce, forse il mio sistema di riferimento ha delle unità di misura diverse da quello dell'impiegatona, forse i miei occhi vedono tutto rallentato, forse sbagliamo noi uomini e donne moderne a vivere nella velocità, tanto, chi ci corre dietro? (Io no, ho l'ernia, me lo hanno sconsigliato).
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