Svegliarsi di mattina e osservare la finestra di fronte al letto che oscilla velocemente a destra e a sinistra, è una cosa abbastanza frequente per chi fa ampio uso di alcolici, ma la sera prima proprio non avevo bevuto! Certo a pranzo mi ero nutrita di vongole e cozze e anzi una di queste non mi sembrava in piena salute, avevo annaffiato le eventuali tracce di mercurio con un buon frizzantino bianco e fresco, ma mai in quantità generose anche perché avrei avuto difficoltà a stare aggrappata alla moto che mi avrebbe riportata a casa.
Allora perché le finestre andavano di qua e di là?
Chiamai la guardia medica che molto tempestivamente si presentò a casa mia dopo 4 ore; la diagnosi fu labirintite, la cura:
Allora perché le finestre andavano di qua e di là?
Chiamai la guardia medica che molto tempestivamente si presentò a casa mia dopo 4 ore; la diagnosi fu labirintite, la cura:
- vada al pronto soccorso.
Soffrendo terribilmente il mal di mare nel giro di poche ore avevo vomitato non solo i verdi e acidi succhi gastrici, ma anche le lasagne che mangiai nel capodanno 2003, fu pertanto necessario il trasporto in ambulanza piuttosto che in bici.
Incredibilmente fui visitata dalla dottoressa del pronto soccorso solo dopo 30 minuti di attesa.
Appena si viene visitati i medici e gli infermieri mettono delle flebo ai pazienti anche solo se hanno un moscerino in un occhio.
Con il mio ghigno acido e verdognolo osservai la povera infermiera che tentava di inserirmi in vena l'ago per la flebo; già perché lei non sapeva che non ce l'avrebbe mai fatta!
Il primo tentativo fallì miseramente e io mi misi sadicamente a ridere:
Incredibilmente fui visitata dalla dottoressa del pronto soccorso solo dopo 30 minuti di attesa.
Appena si viene visitati i medici e gli infermieri mettono delle flebo ai pazienti anche solo se hanno un moscerino in un occhio.
Con il mio ghigno acido e verdognolo osservai la povera infermiera che tentava di inserirmi in vena l'ago per la flebo; già perché lei non sapeva che non ce l'avrebbe mai fatta!
Il primo tentativo fallì miseramente e io mi misi sadicamente a ridere:
- Tanto non ce la farà mai! Eh eh...
Ci si mise d'impegno anche la neo-dottoressa e in due mi stritolarono il braccio destro e poi sinistro e poi contemporaneamente con i lacci emostatici. Tentarono ancora di trovare una buona vena dandomi pure degli schiaffi sul bicipite e sulla mano.
Mi bucarono ancora sul destro e infilarono l'ago, lo collegarono alla flebo, ma anziché entrare nel mio sangue, il liquido medicale veniva respinto dalla vena.
Con entrambe le braccia paralizzate e informicolate iniziai ad impallidire e a riprendere quel senso di nausea da mal di mare provato mesi addietro su uno splendido catamarano nel mar dei Caraibi: tutt'altro ambiente!
Le due vampire iniziarono a smanettare sulle deboli vene della mano sinistra, ne bucarono una che si ruppe.
Mi bucarono ancora sul destro e infilarono l'ago, lo collegarono alla flebo, ma anziché entrare nel mio sangue, il liquido medicale veniva respinto dalla vena.
Con entrambe le braccia paralizzate e informicolate iniziai ad impallidire e a riprendere quel senso di nausea da mal di mare provato mesi addietro su uno splendido catamarano nel mar dei Caraibi: tutt'altro ambiente!
Le due vampire iniziarono a smanettare sulle deboli vene della mano sinistra, ne bucarono una che si ruppe.
- Ma.... una bella intramuscolo no?
Suggerii.
Finalmente, dopo aver collezionato 5 buchi andati in buca, mi fecero due iniezioni intramuscolo, una per chiappa. Totale 7 buchi in 30 minuti.
Decisero di ricoverarmi nel reparto di medicina d'urgenza, già noto a me per avervi soggiornato l'anno precedente per un'allergia ad una cazzo di crema che si metteva in viso un tizio che frequentavo per non farsi venire i brufoletti.
La mia stanza era dotata di solarium, piscina, frigo-bar, trampolino... almeno così mi disse il portantino, ma di tutto ciò non vidi nulla e ne fui ampiamente delusa.
Come tutti i ricoveri in ospedale che si rispettino una delle mie compagne di stanza era un'anziana ultra-centenaria signora soggetta ad allucinazioni, urlatrice e soprattutto russatrice notturna.
Nel giro di pochi minuti vidi l'infermera con aria sadica e con siringone in mano che mi si avvicinò urlando:
Decisero di ricoverarmi nel reparto di medicina d'urgenza, già noto a me per avervi soggiornato l'anno precedente per un'allergia ad una cazzo di crema che si metteva in viso un tizio che frequentavo per non farsi venire i brufoletti.
La mia stanza era dotata di solarium, piscina, frigo-bar, trampolino... almeno così mi disse il portantino, ma di tutto ciò non vidi nulla e ne fui ampiamente delusa.
Come tutti i ricoveri in ospedale che si rispettino una delle mie compagne di stanza era un'anziana ultra-centenaria signora soggetta ad allucinazioni, urlatrice e soprattutto russatrice notturna.
Nel giro di pochi minuti vidi l'infermera con aria sadica e con siringone in mano che mi si avvicinò urlando:
- Eh eh, PRELIEEEEEVOOOOO!
Già perché lei non sapeva ancora che non sarebbe mai riuscita a togliermi una goccia di sangue!
- Senta, facciamo così... – le dissi -... mi metta un laccio emostatico per braccio e io cerco di saltellare per la stanza per quanto mi è possibile, poi torni fra qualche minuto, perché tanto so già che non riuscirà mai a prendermi il sangue!
Tornò dopo un paio di prelievi da altri pazienti e si mise anche lei a smanettare alle mie venuzze paonazze in entrambe le braccia.
- Questa, questa! Mi sembra un'ottima vena!
Mi bucò, ma non uscì sangue.
In quel momento arrivò il medico per la quotidiana visita, seguito da 7 tirocinanti, 2 infermieri, 3 dottoresse. Il dottore voleva assolutamente vedere gli esami del sangue e, vista la difficoltà, ordinò alle altre dottoresse di fare di tutto per tirarmelo fuori.
Mentre stava lì a spiegare la patologia della paziente mia coinquilina ai tirocinanti, l'infermera più le 3 dottoresse mi misero lacci emostatici dapertutto, anche nei denti, e mi diedero botte a non finire per rianimare le mie povere vene.
Premetto che erano 2 giorni che vomitavo e non mangiavo niente, già perché in ospedale appena ti ricoverano anche se hai un'unghia rotta, ti tengono a dieta idrica.
L'infermera e una dottoressa iniziarono a discutere su un paio di buone e succulente vene: sembrava quasi che dalle loro bocche stessero spuntando i canini appuntiti di Dracula!
Le mie braccia stavano andando in putrefazione quando sentii l'ago penetrarmi nel braccio sinistro, sentii una pinzetta estrarre la vena per renderla più superficiale, sentii lo stantuffo della siringa aspirarmi anche l'anima, il tutto puntigliosamente descritto dall'inferimiera.
Il braccio era a penzoloni dal letto, per favorire il flusso di sangue, la testa lo seguiva perché ovviamente collegata al braccio tramite la spalla, le mie gambe invece scendevano dall'altra parte del letto: tutta la scena, assieme ai rumori di schiaffi e alle mie urla, era immersa nella totale indifferenza dei 7 tironcinanti intenti ad ascoltare le paranoie della paziente dell'altro letto.
Dopo 4 buchi andati male l'infermera disse:
In quel momento arrivò il medico per la quotidiana visita, seguito da 7 tirocinanti, 2 infermieri, 3 dottoresse. Il dottore voleva assolutamente vedere gli esami del sangue e, vista la difficoltà, ordinò alle altre dottoresse di fare di tutto per tirarmelo fuori.
Mentre stava lì a spiegare la patologia della paziente mia coinquilina ai tirocinanti, l'infermera più le 3 dottoresse mi misero lacci emostatici dapertutto, anche nei denti, e mi diedero botte a non finire per rianimare le mie povere vene.
Premetto che erano 2 giorni che vomitavo e non mangiavo niente, già perché in ospedale appena ti ricoverano anche se hai un'unghia rotta, ti tengono a dieta idrica.
L'infermera e una dottoressa iniziarono a discutere su un paio di buone e succulente vene: sembrava quasi che dalle loro bocche stessero spuntando i canini appuntiti di Dracula!
Le mie braccia stavano andando in putrefazione quando sentii l'ago penetrarmi nel braccio sinistro, sentii una pinzetta estrarre la vena per renderla più superficiale, sentii lo stantuffo della siringa aspirarmi anche l'anima, il tutto puntigliosamente descritto dall'inferimiera.
Il braccio era a penzoloni dal letto, per favorire il flusso di sangue, la testa lo seguiva perché ovviamente collegata al braccio tramite la spalla, le mie gambe invece scendevano dall'altra parte del letto: tutta la scena, assieme ai rumori di schiaffi e alle mie urla, era immersa nella totale indifferenza dei 7 tironcinanti intenti ad ascoltare le paranoie della paziente dell'altro letto.
Dopo 4 buchi andati male l'infermera disse:
- Io mollo la pezza!
Mi liberò da tutti quei lacci emostatici e mi riconsegnò il braccio intorpidito e viola.
Le chiesi:
Le chiesi:
- Come mai le zanzare riescono sempre a tirarmi fuori il sangue?
- Non lo so, vorrà dire che analizzeremo le zanzare.
Rinunciai all'idea di farmi infilare l'ago nel collo, come si fa con i bambini, e nella vena femorale poiché mi sentivo abbastanza colabrodo e temevo che il gustoso the dell'ospedale, una volta bevuto, mi fosse uscito dai buchi.
Per il momento la stagione “venatoria” era finita, ma solo per il momento...
Per il momento la stagione “venatoria” era finita, ma solo per il momento...
Di sicuro non potrei farmi delle pere!
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