Diventammo amiche e le chiesi suggerimenti per la coltivazione di piante nel mio giardino dove non batte quasi mai il sole, dove le auto scaricano piombo a badilate, dove il terreno è duro come un sasso.
La gentile tenentessa mi suggerì di piantare un Viburno, pianta molto resistente.
Andai dal vivaista e, sottoponendogli lo stesso problema, mi mostrò due specie di viburni resistenti.
A fatica li piantai nel giardino e per mesi e mesi li curai come fossero miei figli: parlavo con loro, li annaffiavo, li fertilizzavo, e tutti i giorni li guardavo dalla finestra (anche perché se fossi uscita di casa sarei stata massacrata dalle zanzare).
Gli anni passavano e mentre il viburnino tirava piano piano le cuoia, il viburnone ostentava una lenta crescita di circa 1 mm al secolo.
Ogni volta che vedevo le sue robuste foglie rivolgere lo sguardo al terreno, correvo da lui per dargli la pappa.
Un giorno vennero nel mio condominio gli addetti alla pulizia delle grondaie; le nuove tecniche che utilizzano si basano sullo sparo di aria compressa nei tubi tale per cui tutto ciò che ne è per anni stato depositato, parte in un parabolico volo fino a raggiungere esattamente il mio viburnone.
Tornai a casa e lo andai a salutare notando che, a causa del peso del terriccio piovuto dal cielo, il viburnone si era spezzato in due.
Subito lo soccorsi legando il ramo spezzato a quello sano con uno spago, come si fa con l'ingessatura di gambe per ossa rotte.
Il viburnone reagì bene alla cura, e tornò in breve tempo a sorridermi e a chiedermi il fertilizzante.
Un bel giorno venne lo stesso sgorga-grondaie nel mio giardino per osservare il modo di tagliare i rami di un albero gigantesco che stavano infastidendo il passaggio di auto e pedoni sulla stranda.
Ci mettemmo d'accordo che gli avrei aperto il cancelletto e lui avrebbe lavorato a tale scopo.
L'altro pomeriggio suonò il campanello, gli aprii il cancello e mi disse che aveva già tagliato i rami dell'albero dalla strada e che doveva solo portarli via dal giardino.
Lo lasciai fare e continuai il mio lavoro quotidiano al computer.
Il pomeriggio successivo andai a vedere la nuova "pettinatura" dell'albero tagliato e una cosa mi inquietò: c'era qualcosa di strano in quel paesaggio bucolico, mi sentii mancare non per ipoglicemia, ma per una misteriosa e terrificante atmosfera.
Osservai bene il taglio da parrucchiere e notai che:
IL VIBURNO ERA STATO COMPLETAMENTE SEGATO !!!
Il mio piccolo figlioletto verde, che in due anni e mezzo era cresciuto di 2 millimetri, che mi sorrideva quando chiedeva il fertilizzante o l'acqua, che combatteva tutti i giorni con lumache, gatti, topi, zanzare, calabroni, scorpioni, serpenti, pantegane, anguille, ossido di piombo, il mio piccolo grande viburnone era sparito.
Allora mi sono chiesta perché lo pseudo-giardineire-sgorga-grondaie ce l'avesse tanto con il viburnone.
Una piantina alta un metro che non faceva male a nessuno, sana come un pesce, che non russava, non sporcava, un'innocente agglomerato verde ucciso così brutalmente da mani malefiche.
Ma soprattutto perché il giardiniere, sapendo che ero in casa, non me lo ha chiesto prima?
Quale morbo di cattiveria vive nel suo animo?
E ancora: perché ogni volta che si affida un lavoro a qualcuno bisogna starci dietro???
ADDIO VIBURNONE! Stamattina a colazione mi è mancato il tuo sguardo dalla finestra,
Nessun commento:
Posta un commento
Ci hai pensato bene?