sabato 3 dicembre 2011

Estate: non abbandonare la cagna!

L'atmosfera che si respira la notte tra il 14 e il 15 agosto in località marine è veramente unica: nei paesi la folla si ammassa per mangiare a 'scrocco' pesce fritto da ingurgitare assieme a del buon vino, i senegalesi delle bancarelle abusive fanno affari d'oro, i vigili pure.
Sulle spiagge nell'ora dell'aperitivo numerosi ragazzini si cimentano a scavare buche profonde nella sabbia per accendere i falò di ferragosto. Ne scavano una profonda dentro cui riporre la legna rigorosamente rubata dagli stabilimenti balnerari che fanno anche da pizzeria, o magari utilizzano lettini e ombrelloni estirpandoli dalle fondamenta sabbiose, o distruggono gli stand di qualche sagra o festa di partito locale con volontari annessi; attorno a questa buca profonda scavano una recinzione tipo trincea di guerra che serve per sedersi e bere una fresca birra davanti al tepore del fuoco.
Quando la luce del sole si spegne si accende quella di migliaia e migliaia di falò che rendono la spiaggia di un colore rosso tremolante.
In ogni stabilimento balneare c'è una festa: da quella del liscio per i vecchietti, a quella stile house per i ragazzini, a quella afro per i nostalgici dei figli dei fiori come me.
Questa notte è permesso tutto, perfino i palloncini dei poliziotti hanno la forma di coniglietti!
Raggiungo gli amici al bagno “Patema” dopo cena perché non mi va di spendere 50 € per due cozze rinsecchite, tanto il bello della serata deve ancora cominciare.
Indosso le mie super scarpe Converse adattissime per il ballo funky-hip-hop-afro-break che non vedo l'ora di eseguire al ritmo di tamburi che sicuramente alieteranno la serata (altri tipi di scarpe sono proibitivi se voglio salvaguardare i miei metatarsi).
La folla giunge al bagno e la musica inizia.
Non esito un istante e ballo con qualche amico/a del momento: mi scateno, sudo, faccio fitness, addominali, pettorali, trapezio, deltoide... insomma tutti i muscoli si muovono, persino quelli dei denti.
Mi fermo per bere qualche litro di birra, già perché la balla da vino me la son presa poche sere prima e ancora c'ho il voltastomaco a sentir parlar di uva, e ricomincio a ballare, a chiacchierare, a camminare sulla spiaggia illuminata....
Verso le 2.00 di notte gli amici cominciano a sparire: chi va a casa, chi ha mal di stomaco, chi va a vomitare in mare, chi a pisciarci dentro, chi sviene sulla sabbia e viene ricoperto e calpestato dalla folla.
Mi ritrovo con due amici che ad un certo punto mi chiedono di seguirli per 5 minuti;
  • Dove andiamo?
  • Andiamo a farci una 'pista'.
  • No, io continuo a ballare, vi aspetto là.

Resto a bordo pista da sola e osservo la più o meno bella gente che c'è. A quell'ora la musica fa cagare perché il DJ inizia con la serie Italia anni '70: “le cicale”, “su di noi”, “com'è bello far l'amore da Trieste in giù”, tutti pezzi di merda che non mi stimolano per niente al ballo.
La spiaggia brulica di gruppi di amici che chiacchierano e fumano sui lettini, che fanno il bagno delle 2 di notte in mare, che trombano sugli ombrelloni.
Sono lì a bordo pista che aspetto gli amici della 'pista' quando ad un certo punto non sento più la musica: percepisco solo il mio respiro tachicardico per via della caffeina contenuta nella coca-rum appena bevuta e inizio a girare la testa e a guardarmi attorno; ci sono gruppi di ragazzi che si divertono, uomini che prendono in braccio le donne e le buttano per aria, donne che fanno altrettanto con i maschi, uomini a petto nudo, donne a coscia lunga, bambini che a soli 5 anni ancora non hanno voglia di andare a letto (forse perché hanno abolito il carosello?), odori di ascelle da anestesia ospedaliera, sgomitate nella schiena e pestoni sui piedi, coppie di uomini statuari con Ceres in mano che guardano e commentano le fighe della serata, coppie di donne che ballano strusciandosi l'una all'alltra, l'amico Dartagnan che sta questuando un pompino dalla bionda che sedeva a cena vicino a lui offrendole da bere in continuazione (e io che glielo feci senza nemmeno una birra in cambio!), il tutto avvolto in un'atmosfera di alcolica euforia; poi vedo lui, il massiccio buttafuori che mi sta a 3 centimetri di distanza e controlla con serietà il ballo del qua qua.
Tra me e lui, l'omino michelin, ci sono due cose in comune:
  1. non ci stiamo divertendo,
  2. siamo da soli.
I due drogati pistomani non accennano a tornare, forse è stata la loro ultima pista, forse hanno collassato come la mia amica la sera precedente che è svenuta in spiaggia e si è svegliata alle 5 di mattina senza sapere perché così presto, forse sono stati arrestati (l'omino michelin mi sa che doveva fare un giro nel parcheggio), forse si stanno inculando... Sta di fatto che ora sono sola.
Faccio un respirone e butto fuori l'aria dalla bocca e con essa tutti i possibili enzimi alcolici che per caso in quel momento si trovano nell'esofago-trachea e che escono sempre e solo quando sanno di entrare nei palloncini dei poliziotti.
La musica del cazzo piano piano mi torna alle orecchie e decido di...  tornare a casa.
Mi aspettano 62 km di guida nella notte buia e senza stelle cadenti, tra le deserte campagne della bassa padano-romagna, su strade che pur essendo in pianura, hanno più tornanti che quelle del passo San Pellegrino.
Torno a casa perché abbandonata come una cagna all'autogrill della Salerno-Reggio-Calabria (quello ancora in costruzione per intenderci).
Siamo proprio in piena estate!
ps: magari se mi votate me ne vado pure a Capo Verde alla ricerca di qualche senegalese miliardario... thx!

Nessun commento:

Posta un commento

Ci hai pensato bene?