I tempi cambiano, la tecnologia avanza con andamento parabolico crescente.
Una volta si tremava quando si avvicinava il momento della visita dal dentista.
Ora è diventata una cosa piacevole.
- Due carie, signorina, le faremo tutte lo stesso giorno.
Erano secoli che non mi saltavano fuori delle carie, ma di quelle ormai ben cementate in bocca ricordo il penetrante dolore e l'assordante rumore ultrasonico di quel trapano da muratore che, tra schizzi di sangue, saliva, cibo preistorico e pezzi di gengiva, si faceva strada nel tunnel delle ossa craniche.
La maturità raggiunta mi permette un discreto self-control anche delle universali paure umane: non provo più niente.
Andare oggi dal dentista è per me come andare a comprare un paio di scarpe, con la differenza che, data la mia nota sfiga nello shopping, le scarpe, una volta comprate non mi vanno bene, il dentista, conosciuto da anni per la sua bravura, sicuramente svolge con maestria il suo lavoro.
Forse in effetti sono meno agitata quando vado dal dentista che non quando vado a fare la spesa.
Con la calma e la tranquillità di chi si sdraia su quel comodo lettino per continuare i sogni interrotti qualche ora prima dalla sveglia, apro la bocca e chiudo gli occhi.
Sento un piacevole e continuo massaggio interno e dopo soli 24 minuti le due carie sono perfettamente chiuse.
- Tutto bene, signorina?
- Zzzzz ronf ronf... mmmm miaooooo..
Mi stiracchio un po', chiudo la bocca e apro gli occhi, e aggrappandomi al bracciolo di quella comoda poltrona mi alzo lentamente.
- Già finito? No, ancora, mi faccia un'altra carietta, la prego!
- Mi dispiace, signorina, la farei volentieri, ma ho altra gente fuori che aspetta e inoltre... non ha più carie.
Tristemente esco dall'ambulatorio e con lo sguardo rivolto verso il basso pago e me ne vado.
Ora mi sento rilassata: è stata una piacevolissima sensazione e sono grata alla ricerca medica che mi ha permesso di restare felicemente a bocca aperta davanti al mio dentista.
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