venerdì 2 dicembre 2011

Al cinema con attori vivi

Ieri sera cinema gratis.
Per il solo fatto che è gratis il film in programmazione è sicuramente di mio gradimento.
Si tratta di un'autobiografia di Carlo Goldoni dato che nel 2007 son ben 300 anni che è nato, e direi che porta bene la sua età.
Arrivo barcollante sulla bici al cinema e sono la seconda persona del pubblico.
Entro in sala e non ho che l'imbarazzo della scelta sul posto a sedere.
Allora, il cinema è di quelli vecchi con le poltroncine alla stessa altezza sopra il livello del mare, cioè zero metri, e dato che ogni volta che mi siedo in centro arriva l'amico Fritz di 2 mt che mi si piazza proprio davanti, decido di sedermi di lato in posizione scomoda, di quelle che ti fan venire il torcicollo quando guardi lo schermo situato a pochi mt davati a te.
Nel giro di 1 minuto tutta la popolazione mondiale arriva e si siede proprio davanti a me, cioè al lato sinistro del cinema, lasciando il destro completamente vuoto. Ma io dico, con tutto lo spazio che c'è proprio lì davanti si dovevano sedere 'sti qua? Fortunatamente l'immagine dello schermo è abbastanza alta in modo tale che delle numerose teste davanti ne vedo soltanto i ciuffi ribelli.
In sala sono presenti Lino Capolicchio e A. Rossati, due attori famosi. Quest'ultimo si siede proprio di fianco a me. Alto, vestito di nero, scarpe lucidissime, chioma fluente brizzolata, sinceramente non so chi sia; ad ogni modo fa sempre effetto essere al cinema con registi e attori presenti.
Il film, "Mémoires" di Maurizio Scaparro, presente anche lui in sala, è una pièce teatrale riprodotta sul grande schermo, magistralmente interpretata da Mario Scaccia e da quel gran pezzo di figo e pure bravo di Max Malatesta (anch'egli a me sconosciuto). 
Dopo 52 minuti dall'inizio del film, il mio vicino attore incomincia a dare segni di stanchezza: si muove, sbadiglia, si scaccola, si pettina, inizia a russare...
Si alza, va fuori a prendere una boccata d'aria, ritorna, inciampa sui miei piedi, si sdraia sulla poltrona, si rannicchia in avanti, si toglie la giacca, tossisce, guarda l'orologio, guarda il cellulare, lo accende, lo spegne, si beve un caffè, si fa una doccia, legge un libro, cuce a macchina, si stira i pantaloni, si cucina un piatto di lasagne al ragù di pesce e se le mangia: il tutto nell'oscurità della sala.
Finisce il film, si accendono le luci che acceccano e svegliano i presenti, si ode un debole applauso e tutti corrono a casa felici e rilassati.
Il film è stato mooooolto bello e piacevole da vedere, ma forse le poltroncine non erano delle più comode: rimane comunque l'emozione di averlo visto accanto ad un così grande attore e doppiatore quale appunto il Rossatti nella parte de "L'uomo instabile".

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